venerdì 17 marzo 2017

Come si guarda una lezione di Rugby





Noi genitori siamo fatti così. Quando andiamo a vedere nostro figlio che fa sport non riusciamo a non cadere nella tentazione di fare dei confronti. E' come se volessimo sottoporre nostro figlio, ma forse anche noi stessi, ad un piccolo esame di comparazione.
E' come se volessimo scoprire se nostro figlio è meglio degli altri e quindi indirettamente avere delle informazioni su quale sia stata la nostra performance da genitore.
Se per caso ci sembra peggiore degli altri finiamo in una piccola crisi depressiva da bocciatura in quanto genitori di un figlio di serie B.
"mio figlio è il più lento, mio figlio è l'unico che non ha capito l'esercizio, è il più gracilino, è il più grasso, sembra addormentato, non sta mai fermo, possibile che non sappia correggersi?, ma non sente l'allenatore?" ... e così via.
Il consiglio che do loro è di cambiare modo di guardare una lezione. Il dato che un genitore deve ricercare riguarda esclusivamente i progressi che suo figlio fa rispetto a se stesso. E gli argomenti sui quali può soffermarsi sono molteplici.
Una lezione di Rugby - per esempio - offre al bimbo una vasta gamma di esperienze:


il rapporto con l'allenatore: che in certi casi è uno dei primi adulti significativi non legato al bimbo da un rapporto affettivo, che rappresenta l'autorità, il modello cui tendere per la nuova attività che stanno imparando, il maestro, l'educatore, l'inventore di giochi, il nuovo amico grande;


il rapporto con gli altri bimbi: a 3/4 anni i bimbi sono individualisti e la proposta di giochi da fare insieme, magari condividendo un pallone solo può essere davvero una novità. Poi ci sono quelli più veloci, quelli più bravi, quelli più rumorosi, quelli più pesanti, quelli più simpatici, ... insomma, ci sono gli altri e con gli altri bisogna fare i conti;


il rapporto con lo spazio: c'è un terreno di gioco, ci sono delle regole che limitano lo spazio, ma ci sono anche degli spazi da scoprire nei quali scappare e correre a far meta;


il rapporto con le regole: che limitano la libertà e obbligano a incanalare le energie in un determinato modo, imponendoci controllo e sottoponendoci ad un controllo;


il rapporto con il corpo: ogni richiesta dell'allenatore mette il bimbo nella condizione di provare a fare gesti che fino a quel momento non ha mai fatto, a muovere muscoli che non ha mai mosso, a scoprire caratteristiche di sé che non ha mai conosciuto, sviluppando così la consapevolezza di sé;
il rapporto con la palla: e più genericamente con un attrezzo con il quale ci si deve rapportare, perché rimbalza, rotola, sfugge, va afferrata, va calciata, va presa al volo;


il rapporto col terreno: che sorregge quando si corre, che è duro quando si cade, che può essere scivoloso, asciutto, ruvido, irregolare;


il rapporto col contatto: in certi casi desiderato, in certi casi temuto, in certi casi semplicemente sconosciuto; è la scoperta dell'aggressività che lo sport vuole insegnare a controllare imbrigliandola dentro a regole che ne garantiscano la piena manifestazione in piena sicurezza;


Ecco un genitore che guarda una lezione di Rugby dovrebbe concentrare la sua attenzione sui progressi che il proprio bambino fa per ciascuno di questi ambiti di crescita da una lezione all'altra, da una stagione all'altra.
Ciascun bambino che fa Rugby impara qualcosa di se stesso lezione dopo lezione e ciascun genitore ha l'occasione di imparare qualcosa del proprio bambino lezione dopo lezione.
Prestare troppa attenzione agli altri è una perdita di tempo. Per gli altri bimbi ci saranno gli occhi dei loro genitori. 

4 commenti:

  1. Salve! una domanda:"quando tuo figlio, a detta dei suoi compagni e del gruppo, non è "un figlio di serie B" e dopo 8 anni (gioca nell'under 12) dice di voler smettere perchè sostiene che nella sua squadra non lo fanno giocare a rugby, a quel rugby che vede ogni domenica giocato dalle squadre avversarie, un genitore in che modo dovrebbe vedere una lezione di rugby?". Grazie

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  2. prova a cambiare la società, portalo da un altra parte ;))) il mondo non è perfetto

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  3. Il divertimento e' un aspetto fondamentale dello sport a qualsiasi livello, chiedi all'allenatore un consiglio, e chiedigli anche se di tanto in tanto chiede ai ragazzi se si sono divertiti!

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  4. Spesso i bambini,si rendono conto che il Rugby non è uno sport per loro e vorrebbero cambiare, prova a chiederglielo.
    Io ho giocato 15 anni i miei figli hanno giocato, il più giovane 25 anni il più grande 30 anni, mio nipote ha giocato a Rugby 6 anni ed era anche bravo, adesso ha 13 anni e da un anno gioca a calcio!. L'importante è che si diverta praticando uno sport che gli piaccia e che lo soddisfi.

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